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Una storia d'amore (Parte 2)

Io voglio che i miei sannyasin si ricordino costantemente di lasciare che la meditazione sia una storia d'amore. Non pensarci, non farne una filosofia; buttati... così come ti innamori, abbandonati alla meditazione. In questo modo, tutti i misteri ti apparterranno; è sufficiente un unico pensiero e sei lontano mille miglia... nessun pensiero e sei in meditazione!

Non la si può forzare, non la si può desiderare, non la puoi volere. Con la meditazione, le pretese, le aspettative, i desideri sono solo ostacoli. Puoi semplicemente aspettare, essere assolutamente rilassato... e la meditazione viene, ma è simile a una brezza improvvisa: si alza e ti rinfresca; si alza e ti ringiovanisce; si leva e ti trasforma. Ma non accade in base ai tuoi desideri, non accade adattandosi ai tuoi pregiudizi.

Questo è molto importante, e non lo si deve scordare, perché la nostra mente funziona in modo tale che, ogni cosa facciamo, essa nasconde, in sé, uno scopo: se meditiamo, sbirciamo l'orologio, ansiosi: 'Ora accadrà, è l'ora giusta: adesso dovrebbe accadere, sono tre giorni che medito -- o tre mesi o tre anni -- quando è troppo, è troppo! Quanto a lungo si deve meditare?'

Se questi pensieri persistono, pian piano creerai in te un ostacolo insormontabile. Si dovrebbe meditare solo per la felicità di farlo. La meditazione è fine a se stessa, non è un mezzo per raggiungere uno scopo. Solo così, accade il miracolo. Ma non lo puoi produrre, accade. Sorge come un brezza e ti sorprende, ti risveglia. Per un istante, il cuore si arresta, perché l'ospite è giunto così inatteso... ed è avvolto di gloria, di pienezza e di una tremenda beatitudine.
Tutto il suo splendore dipende dalla sorpresa, dall'imprevisto.

Tratto da: Vivere, amare, ridere Ed.NSC

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