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Un ritorno all'innocenza (Parte 2)

Per me, il primo principio essenziale della vita, è la meditazione.
Ogni altra cosa, viene in seguito.
E l'infanzia è il periodo migliore. Più diventi grande, più ti avvicini alla morte, e diventa sempre più difficile entrare in meditazione.
Meditazione vuol dire entrare nella propria immortalità, nella propria eternità, nella propria natura divina. E il bambino è la persona più qualificata per farlo, in quanto non è ancora appesantito dalla conoscenza, dalla religione, dall'educazione, e da ogni altra stupidaggine simile. E' innocente.
Sfortunatamente, la sua innocenza è condannata come ignoranza. E, in un certo senso, l'ignoranza e l'innocenza si assomigliano, ma non sono la stessa cosa. Anche l'ignoranza, come l'innocenza, è uno stato di non conoscenza; tuttavia, esiste una differenza enorme, che l'umanità, fino ad oggi, ha sempre trascurato.
L'innocenza non è 'sapere', ma neppure desidera esserlo. E' assolutamente appagata, è soddisfatta. Un bambino non ha ambizioni, non ha desideri. E' così preso dal momento presente... il volo di un uccello assorbe totalmente il suo sguardo... è sufficiente una farfalla dai colori smaglianti a incantarlo; basta un arcobaleno nel cielo e il bambino non riesce a immaginare nulla di più importante e di più bello. E una notte stellata, ricca di milioni di stelle...
L'innocenza è ricca, è piena, è pura.
L'ignoranza è povera, è accattona: vuole questo, vuole quello, vuole essere istruita, vuole essere rispettabile, vuole essere ricca.
L'ignoranza esiste sul sentiero dei desideri.
L'innocenza è uno stato di assenza di desiderio.
Ma poiché entrambe sono prive di sapere, noi facciamo confusione sulla loro vera natura: diamo per scontato che esse siano la stessa cosa.

Il primo passo nell'arte di vivere, sarà creare una linea di demarcazione tra l'ignoranza e l'innocenza.
L'innocenza dev'essere sostenuta e protetta, perché il bambino porta con sé il più grande dei tesori: un tesoro che i saggi trovano dopo sforzi immani.
I saggi, affermano di essere diventati di nuovo bambini, di essere rinati. In India, infatti, i veri brahmini, i veri sapienti, vengono detti 'dwij', nati due volte. Come mai? Cosa è avvenuto alla loro prima nascita? Che bisogno c'è di nascere una seconda volta? E cosa ottengono con la seconda nascita?
Nella seconda nascita, essi raggiungono ciò che già esisteva nella prima, ma che la società, i genitori, le persone intorno a loro, hanno soffocato e distrutto.
Ogni bambino viene imbottito di informazioni. La sua semplicità deve essere rimossa, in un modo o nell'altro, perché, in questo mondo, fondato sulla competizione, non gli potrà essere d'aiuto. La sua semplicità, lo farebbe sembrare, agli occhi del mondo, un sempliciotto. La sua innocenza verrebbe manipolata in ogni modo possibile.
Dunque, per paura della società, per paura del mondo che noi stessi abbiamo creato, noi cerchiamo di rendere furbi, astuti, e colti, i nostri bambini... perché appartengano alla categoria dei potenti, anziché a quella degli oppressi e degli inermi. E quando il bambino inizia a crescere nella direzione sbagliata, proseguirà su quella strada... tutta la sua vita prenderà quella direzione.
Quando ti rendi conto di aver mancato la vita, il primo principio da reintegrare in te, è l'innocenza. Abbandona ogni sapere, dimentica i tuoi testi sacri, dimentica le tue religioni, le tue teologie, le tue filosofie. Rinasci, torna a essere innocente... e puoi farlo!

Tratto da: Vivere, amare, ridere Ed.NSC

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