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Osho Osho On Topics Zen

Zen

Osho,
non posso comprendere la filosofia Zen. Cosa dovrei fare per capire?

Lo Zen non è affatto una filosofia, accostarsi allo Zen come se fosse una filosofia è come iniziare camminando su una strada sbagliata fin dall’inizio. La filosofia appartiene alla mente, mentre lo Zen è totalmente al di là della mente, un processo dell’andare al di sopra della mente, lontano; un processo di trascendenza e superamento della mente. Non puoi comprenderlo con la mente, la mente non ha funzione alcuna, in esso.

Devi ricordare che lo Zen è uno stato di non-mente, non è il Vedanta, il Vedanta è filosofia, puoi comprenderlo perfettamente. Lo Zen non è nemmeno Buddismo, anche il Buddismo è una filosofia.

Lo Zen è un fiore raro – è una delle cose più strane successe nella storia della consapevolezza – è l’incontro tra l’esperienza del Buddha e quella di LaoTzu. Dopo tutto il Buddha faceva parte dell’eredità indiana, ha comunicato con una lingua filosofica, è molto chiaro, puoi capirlo, infatti aveva allontanato tutte le domande metafisiche, era molto semplice, chiaro, logico. Ma la sua esperienza non era quella mentale, ha tentato di distruggere la vostra filosofia fornendovi una filosofia negativa, proprio come potresti togliere una spina dal piede sostituendola con un’altra spina, il suo sforzo è stato quello di togliere la filosofia dalla vostra mente mettendo al suo posto un’altra filosofia. Una volta che la prima spina è stata tolta, dovresti gettare ambedue le spine e saresti al di là della mente.

Ma quando gli insegnamenti del Buddha raggiunsero la Cina successe una cosa bellissima: un’ibridazione. In Cina Lao Tzu aveva fornito la sua esperienza del Tao in una maniera totalmente non filosofica, in un modo molto assurdo, illogico, ma quando i meditatori buddisti, i mistici buddisti si incontrarono con i mistici Taoisti, si capirono immediatamente da cuore a cuore, senza la mente. Sentivano le stesse vibrazioni, potevano vedere che lo stesso mondo interiore era aperto, potevano odorare la stessa fragranza. Arrivarono vicini, e con il loro avvicinarsi, il loro incontro e il loro fondersi l’uno con l’altro, qualcosa di nuovo iniziò a crescere, questo è lo Zen. Ha sia la bellezza del Buddha che quella di Lao Tzu, è figlio d’entrambi, e questo incontro non è mai successo prima, o dopo.

Lo Zen non è né taoista né buddista, è ambedue e nessuno, per questo il Buddismo tradizionale lo rifiuta, ed anche il Taoismo tradizionale rifiuta lo Zen. Per i Buddisti tradizionali è assurdo, per i Taoisti tradizionali è troppo filosofico, ma per coloro i quali sono veramente interessati alla meditazione, lo Zen è un’esperienza. Non è assurdo né filosofico, ambedue sono termini mentali, è qualcosa di trascendentale.

Osho, Walking in Zen, Sitting in Zen, # 16

 

Per capire lo Zen non hai bisogno di fare uno sforzo fisico, ma devi entrare in profondità nella meditazione. E che cos’è la meditazione? La meditazione è un salto dalla mente alla non-mente, dai pensieri ai non-pensieri. Mente significa pensare, non-mente significa pura consapevolezza, si è semplicemente consapevoli. Solo allora sarai in grado di comprendere lo Zen – attraverso l’esperienza, e non con uno sforzo intellettuale.

Osho, Walking in Zen, Sitting in Zen, # 16

Lo Zen è severo, un cammino davvero difficile, non è un gioco per divertirsi, si gioca con il fuoco. Non sarai più la stessa persona una volta entrato nel mondo dello Zen, sarai trasformato totalmente, così tanto da non essere più in grado di riconoscerti. Le persone che entrano nel mondo dello Zen, e chi ne viene fuori, sono due entità completamente diverse, non esiste continuità, diventi discontinuo con il passato. Tutte le continuità sono mentali, tutte le identità sono mentali, tutti i nomi, tutte le forme. Quando abbandoni la mente improvvisamente diventi discontinuo con il passato – non solo con il passato, ti disconnetti dal tempo.

Questo è il grande segreto dello Zen: disconnettersi dal tempo, per cui ti connetti con l’eternità, e l’eternità è qui ed ora, non conosce passato o futuro, è puro presente. Il tempo non conosce il presente – il tempo è passato o futuro. Noi normalmente pensiamo che il tempo sia diviso in tre categorie: passato, presente e futuro, ma questo è assolutamente falso, il tempo è diviso solamente in due categorie: passato e futuro. Il presente non fa parte del tempo, osservalo solamente, guardalo, cos’è il presente? Nel momento in cui riconosci che questo è il presente, è già passato. Nel momento in cui dici, “Si, questo è presente”, è già andato via, è passato. Oppure quando dici, “Questo sarà il presente”, è ancora nel futuro. Non puoi riconoscere il presente, non puoi indicare il presente, nel mondo del tempo il presente non esiste.

Osho, Dang Dang Doko Dang, # 1

 

Lo zen afferma che la Buddità non è poi così lontana, ma che sei seduto proprio su di essa. Sei lei! Quindi non c’è bisogno di andare da nessuna parte, devi solamente diventare un po’ attento a chi sei. È già successo! Niente deve essere guadagnato, o praticato, devi solo fare una cosa, diventare un poco più attento a chi sei.
Lo Zen, ovviamente non con le parole, e senza scopo, ma indicando direttamente, colpendoti direttamente, crea situazioni, crea espedienti.

Un uomo andò da un maestro Zen, e chiese, “Vorrei diventare un Buddha”. Il maestro lo colpì duramente.

L’uomo restò disorientato, uscì e chiese ad un discepolo di vecchia data, “Che tipo di uomo è questo? Ho chiesto una cosa così semplice ed è diventato furioso, mi ha colpito duramente! Le mie guance ancora bruciano. È sbagliato chiedere come diventare un Buddha? Quest’uomo sembra essere molto crudele e violento!”
Il discepolo rise, e disse, “Non comprendi la sua compassione, per la sua compassione ti ha picchiato così duramente, ed è anziano, ha novant’anni! Pensa solamente alle sue mani – bruceranno ancora più delle tue guance, tu sei giovane. Pensa alla sua compassione, tu sei folle! Torna indietro!”

Ma l’uomo chiese, “Qual’è il messaggio in questo?”

E il discepolo rispose, “Il messaggio è semplice, se un Buddha arriva e chiede come diventare un Buddha, che altro si può fare? Puoi picchiarlo e farlo diventare consapevole che lo è già. Perché dici queste cose senza senso?”

Se un arbusto di rosa prova a diventare un arbusto di rosa, diventa matto, è già un cespuglio di rose. Forse lo hai dimenticato, lo Zen afferma che sei in uno stato d’assopimento e hai dimenticato chi sei, tutto qui. Non devi fare nulla, solo ricordare. Questo è quello che Nanak chiama surati, quello che Kabir definisce surati – solo ricordare. Devi solo ricordare chi sei!

Lo Zen insegna non con le parole, né con le scritture, ma puntando direttamente, ingaggiandoci in un gioco in cui la sola risposta è un livello nuovo di consapevolezza. Ascolta questa storia e comprenderai come lo Zen crea situazioni, lo Zen è molto psicologico, il problema è psicologico – lo hai semplicemente dimenticato, non è che hai intrapreso un’altra strada, ti sei semplicemente addormentato. Lo Zen funziona come una sveglia, ti colpisce, colpisce al cuore, e ti rende sveglio

Osho, Zen: The Path of Paradox, Vol. 3, # 1