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Osho Dio Contro l'Esistenza

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Osho,
Cos’è l’esistenza? È quel qualcosa che gli uomini chiamano dio? 
 
L’esistenza è ciò che è. E dio è ciò che non è. L’esistenza è una realtà e dio è una finzione. L’esistenza è disponibile solo ai meditatori, alle persone silenziose; dio è una consolazione per menti malate, per psicologie malate. 
L’esistenza non è di tua produzione – dio sì. Per questo c’è una sola esistenza ma migliaia di dèi. Ciascuno, secondo i propri bisogni, secondo la propria sofferenza e le proprie aspettative, crea un dio o accetta il dio di un vecchio credo. 
 
Dio è una grande consolazione, ma non è una cura. L’esistenza non è una consolazione. Essere in sintonia con essa vuol dire essere in salute e completi, in unità. Tutte le religioni del mondo hanno insegnato dio; io vi insegno l’esistenza. Vi insegno a essere in sintonia con ciò che vi circonda, con ciò che è dentro e fuori di voi. Una volta in sintonia con tutto ciò, non c’è più morte, non c’è più infelicità, tensione, preoccupazione, ma solo una pace tremenda che ti circonda, una contentezza che non hai mai neanche osato sognare. 
Dio è per quelli che non riescono a crescere nella consapevolezza, che sono ritardati per ciò che riguarda la consapevolezza. È una specie di giocattolo; i ritardati ne hanno bisogno. E nel momento in cui dichiaro che è un giocattolo, a te resta la scelta di cosa farne – sarà come una scimmietta o come un elefante? Sta a te decidere se dargli quattro zampe o mille zampe. È la tua creazione. È strano, ma gli uomini credono che dio abbia creato tutto quanto. 
 
La verità è che dio stesso è una creazione dell’immaginazione umana.
Dio è la più grande bugia esistente, perché da quella bugia dipendono altre migliaia di bugie. Chiese e organizzazioni religiose continuano a moltiplicare bugie su bugie, solo per proteggere una bugia. 
 
Devi comprendere la psicologia del mentire. La prima cosa è che c’è bisogno di una buona memoria perché devi ricordarti delle bugie che hai detto. Menti a qualcuno a proposito di qualcosa, a qualcun altro menti su un altro argomento; devi ricordarti cosa hai detto a uno e cosa hai detto all’altro. 
 
La verità non ha bisogno di essere ricordata. La verità è sempre presente, sempre la stessa. Non devi stampartela nella memoria. La memoria ti crea un legame, una prigione; ti si appiccica addosso, ti copre così tanto che lentamente, lentamente tu sparisci completamente. La verità ti scopre da tutte le bugie. E c’è la rivelazione improvvisa che sei parte di una verità immensa che io chiamo esistenza. 
Non hai bisogno di chiese, non hai bisogno di templi, non hai bisogno di moschee; hai solo bisogno di un cuore ricolmo di preghiera, un cuore amorevole, un cuore pieno di gratitudine. Quello è il tuo vero tempio. Quello trasformerà tutta la tua vita. Quello ti aiuterà a scoprire non soltanto te stesso, ma la vera profondità di questa immensa esistenza. 
 
Siamo quasi come onde dell’oceano – siamo solo sulla superficie e l’oceano può essere profondo migliaia di metri. L’oceano Pacifico è profondo circa novemila metri. Ma una piccola onda sulla superficie non saprà mai di quella profondità – della sua stessa profondità, anche se non è separata dall’oceano. Si aggrapperà alla sua piccola entità, avrà paura della morte, avrà paura di perdersi nella vastità, nell’oceanica infinità. Ma la verità è che la morte dell’onda non è una morte, ma l’inizio di una vita eterna. 
Dio è stato inventato.
 
Era un bisogno della gente; la gente aveva bisogno di un protettore. Nell’immensità dell’universo l’uomo si sente così solo, così piccolo. La vastità crea un tremore in lui. Cos’è la tua esistenza? 
 
Mi viene in mente una storia di Bertrand Russel. L’arcivescovo d’Inghilterra sognò di aver raggiunto i cancelli perlati del paradiso. Da un lato ne era immensamente felice e dall’altro si sentì molto turbato, perché i cancelli perlati erano così grandi, in entrambe le direzioni, tanto che non riusciva a vederli nella loro totalità. Erano così grandi che andavano oltre la capacità visiva dei suoi occhi. E lui stesso sembrava una piccola formica in confronto a quel grande cancello. Ebbe un po’ di paura. Non era un uomo qualunque, era l’arcivescovo d’Inghilterra. Si sentì umiliato dal cancello e gli venne paura: “Se questa è la situazione al cancello, come sarà all’interno?” 
Con mani impaurite bussò alla porta, ma nell’immensità di quello spazio solo lui poté sentire i suoi rintocchi. Ci vollero giorni e giorni, e continuò a bussare sempre più forte. Finalmente nel cancello si aprì una piccola finestra e san Pietro si affacciò con mille occhi, cercando di capire chi facesse tanto rumore. Quei mille occhi erano così splendenti, come stelle, che l’arcivescovo si sentì ancora più sminuito – quasi una nullità. 
E san Pietro disse: “Per favore, chiunque tu sia, ovunque tu sia, vieni di fronte a me”. 
L’arcivescovo si presentò. Disse a san Pietro: “Forse non mi conosci. Puoi chiedere a Gesù Cristo, sono l’arcivescovo d’Inghilterra”. 
 
San Pietro rispose: “Non ho mai sentito parlare di questa Inghilterra.”
 
L’arcivescovo disse: “Forse non hai mai sentito parlare dell’Inghilterra, ma devi aver sentito parlare del nostro bel pianeta, la Terra.” 
 
San Pietro rispose: “Non voglio urtare i tuoi sentimenti, ma finché non mi dai il numero di matricola della tua Terra, non posso capire di cosa stai parlando. Dovrò andare in biblioteca a controllare – se mi dai il numero di matricola – a quale sistema solare appartieni, perché ci sono milioni di sistemi solari e ogni sistema solare ha molti pianeti”. 
Ma l’arcivescovo era molto scioccato. Disse: “Non conosci Gesù Cristo, l’unico figlio di dio?” 
E San Pietro disse: “Per quel che mi riguarda non ho mai visto dio; non so nemmeno se esiste o no. Sono solo il guardiano di questa porta. Forse da qualche parte, all’interno del paradiso, esiste qualcuno che crede di essere dio, ma non l’ho mai incontrato…”
Fu un tale shock che l’arcivescovo si svegliò tutto sudato. 
La storia è significativa, perché mostra quanto siamo piccoli e quanto grande è l’universo. Naturalmente l’uomo primitivo non era in grado di adattarsi all’idea di questa vastità dell’universo senza darle un qualche tipo di personalità e senza in qualche modo mettersi in relazione con quella personalità. 
Dio è stato il tentativo della mente primitiva dell’uomo di dare una personalità all’esistenza. Così è diventato dio-padre. Così è possibile avere una relazione con lui. Puoi anche andargli contro, ma almeno c’è qualcuno contro cui andare contro o di cui essere a favore; qualcuno che sia più grande di te, che ti protegge, che garantisce per te. 
Dio è solo la povertà della coscienza umana
Le persone che hanno raggiunto la consapevolezza interiore e i suoi picchi più alti, come il Gautama Buddha, hanno negato l’esistenza di dio. Chiunque sia guarito interiormente, sia andato oltre la mente che è fondamentalmente malata, ha negato dio. Dio come finzione va bene per i bambini dell’asilo. Loro ne hanno bisogno – parabole, favole, storie. Ma pochi esseri umani sono andati oltre l’asilo infantile. 
 
Dio esiste perché non sei consapevole di te stesso. Dio esiste perché non sei in contatto con il tuo stesso centro. Nel momento in cui conosci te stesso non c’è più dio e non c’è più il bisogno di dio. E io sostengo assolutamente Friedrich Nietzsche quando dice: “Dio è morto”. 
La seconda parte della sua dichiarazione è ancora più interessante: “Dio è morto e ora l’uomo è libero.” Questa seconda parte non ha ricevuto molta attenzione dai filosofi, dai mistici, dagli psicologi, ma è la più importante; la prima parte non è un granché. In verità la prima parte è fondamentalmente sbagliata. Dio non può morire – le finzioni non muoiono mai. Nel momento in cui sai che sono finzioni la questione della morte non si pone nemmeno. Non sono mai nate e dunque non muoiono. Dio non è mai nato – come può morire? La morte è l’altro estremo della nascita. 
 
Quindi la prima parte non è molto importante, ma le è stata data molta importanza dai teologi, perché si sono spaventati: “Questo è sacrilegio, dire alla gente che dio è morto. Questo significa che la religione non serve più”. Hanno avuto paura di perdere il loro impiego. Ma hanno dimenticato la seconda parte che è la più importante. Ha implicazioni tremendamente significative. Significa che dio era un vincolo, dio era un'arretratezza, era un prodotto della paura. Dio non era un tesoro, ma un carico sul tuo cuore, pesante come una montagna, e sulla tua crescita. 
Una volta eliminato dio, la possibilità per l’uomo di crescere e di fiorire è assolutamente aperta.
 
Dio è un despota, un fascista. Senza dio il mondo è libertà. L’esistenza dà una grande dignità a ogni individuo. Dal più piccolo filo d’erba, fino alla stella più grande nel cielo, l’esistenza dà importanza e amore senza fare differenze. C’è uguaglianza e uguali opportunità. E non c’è bisogno di pregare senza necessità e di sprecare il proprio tempo a leggere le sacre scritture, che sono i libri meno sacri al mondo. Non c’è bisogno di essere sfruttati dai preti. Sei certamente e improvvisamente libero da tutte queste catene. Ora puoi essere te stesso. 
Se dio esiste non puoi essere te stesso. Sei solo un burattino e le tue corde sono nelle sue mani. Gli antichi detti, in India, sostengono che non c’è fogliolina che si muova senza il volere di dio. Qualsiasi cosa tu sia, secondo le religioni, vieni dal fango. La parola “umano” viene da “humus” che significa fango. E la parola in lingua ebraica, in arabo, urdu e hindi admi -- è usata persino come il nome del primo uomo, Adamo. Admi significa terra. Dio ha fatto l’uomo dalla terra e poi ha soffiato aria nel burattino. 
 
E dunque che libertà ti rimane? Qualcuno ti ha soffiato dentro la vita ed è nelle sue mani smettere di soffiare in qualsiasi momento. Qualsiasi cosa tu stia facendo, le religioni credono che sia il tuo destino, è scritto sulla tua fronte. E sono esistiti anche tanti truffatori che hanno cercato di leggere sulla tua fronte. Astrologi, chiromanti, tutti i tipi di furbi che hanno sfruttato la semplicità e l’innocenza dell’umanità. Ci sono persone che leggono la tua mano, guardano le tue linee e ti dicono cosa significano quelle linee. L’enfasi è sul fatto che tu non vivi una tua vita propria, fai parte di un dramma e la tua parte è già stata scritta. 
 
Questa era la tesi che l’incarnazione indiana di dio, Krishna – nella grande guerra indiana, Mahabharata – diede al suo discepolo Arjuna. Compreso che sarebbe stato un immenso massacro, Arjuna si ribellò. Era un uomo di grande coraggio e di grande intelligenza. 
Disse: “Non vedo alcuna ragione per fare questa guerra. Anche se vinco… e sono certo che vincerò” – non c’era guerriero che fosse alla sua altezza – “ma sedermi sul trono dorato della vittoria circondato dai cadaveri di tutti i miei amici e di tutti i miei nemici, tutte persone bellissime, non mi attira per niente. Questo pensiero mi fa stare male. Piuttosto che combattere, lascerò il trono all’avversario – che non è altri che un cugino. Che governi il paese e io andrò sulle montagne, sull’Himalaya a meditare, diventerò un sannyasin. Ho perso ogni interesse nel combattere”. 
Krishna cercò di persuaderlo in ogni modo, ma Arjuna era un grande intellettuale; continuò ad argomentare contro di lui. Alla fine, non trovando altro modo, Krishna tentò l’ultima carta e disse: “È scritto nel tuo destino. Rinunciare significa allontanarti da dio. Questa guerra è predestinata da dio per distruggere coloro che non sono virtuosi e lasciare in vita solo le persone virtuose”. Ora non ci sono argomenti che tengano, perché Arjuna stesso crede in dio e nel destino. 
 
Arjuna fece quella guerra. Krishna fu responsabile, cinquemila anni fa, di aver distrutto questo paese dando una falsa argomentazione, assolutamente fittizia, ad Arjuna. Quella guerra ha ucciso così tante persone, non solo ha ucciso, ha anche distrutto il coraggio della nazione che è diventata paurosa di fronte a ogni piccola calamità. 
 
Duemila anni di schiavitù… Voglio che sia assolutamente chiaro che i responsabili di questi duemila anni di schiavitù sono considerate le persone più grandi in India. E in testa alla lista c’è Krishna; Arjuna è solo la sua ombra. Poi Mahavira insegnò alla gente a essere non-violenta in modo così estremo che i suoi seguaci non potevano nemmeno coltivare, perché le piante hanno vita e se le coltivi, prima o poi dovrai uccidere le piante, al tempo del raccolto. Gautama il Buddha fu il terzo. Buddha insegnò alla gente ad accettare, ad accontentarsi di qualsiasi cosa avessero o non avessero – anche se poveri, affamati, in schiavitù, dovevano essere assolutamente contenti. 
 
E per duemila anni l’India fu invasa, sfruttata e abbandonata. Infine arrivarono i musulmani e pensarono: “Che motivo c’è di andarsene? Non solo possiamo sfruttare questa gente, possiamo governarli e restare qui”. E poi arrivarono gli Inglesi, i Francesi e i Portoghesi e tutti non fecero altro che tentare di sfruttare il paese. Tutti ebbero il loro guadagno. Gli Inglesi dimostrarono di essere i più in gamba. Ma i Portoghesi avevano i loro piccoli possedimenti a Diu, Daman e Goa e i Francesi si tennero la loro piccola porzione, Pondicherry. L’Inghilterra si prese tutto il resto della nazione. 
 
La gente è stata in schiavitù e affamata, la gente ha continuato a morire di fame e nessuno ha ma pensato che questi grandi princìpi sono in qualche modo responsabili di questa sfortunata situazione che in migliaia di anni l’India non ha ancora superato. E ancora oggi nessuno si sforza di vedere queste implicazioni. Ogni grande principio si porta dietro la sua nuvola nera. E finché non comprendi la nuvola nera, ne sarai assorbito. Se la comprendi puoi evitarla. 
 
Dio sembra essere il più grande principio che sia mai stato predicato all’uomo nel corso dei secoli, ma nessuno ha mai osservato le sue implicazioni. 
Se dio ha creato l’uomo allora l’uomo non ha una sua individualità, e quindi non può rivendicare nessuna dignità, nessuna libertà.
Che senso ha per un burattino dichiarare: “Voglio essere libero?" Se dio ha creato l’universo allora qualsiasi cosa sia successa nell’universo era destinata ad accadere. Era la volontà di dio. Nessuno sforzo da parte nostra può cambiare la situazione. 
E finalmente puoi vedere, se dio ha creato il mondo e se dio sta dietro alle armi nucleari e alle persone che le fabbricano, allora nessuno sforzo umano può impedire la distruzione dell’intero pianeta. Lasciare la creazione del mondo nelle mani di un dio fittizio è molto pericoloso. Ci rende totalmente impotenti. Non possiamo farci nulla. 
 
Quindi, la mia semplice comprensione nei confronti della consapevolezza è che se dio non è morto con la dichiarazione di Friedrich Nietzsche, allora dobbiamo ucciderlo! Se lo incontri da qualche parte, non c’è neanche bisogno di dirgli ciao. Prima uccidilo e poi puoi anche dirgli ciao – solo per buona educazione. Ma non c’è alcun bisogno di dio. Con dio lassù nel cielo l’uomo rimarrà sempre uno schiavo, rimarrà sempre inconscio e non farà mai alcuno sforzo per raggiungere i picchi del suo potenziale. 
 
Eliminando dio potrai avere un po’ di paura – a causa di una vecchia abitudine – ma quella paura sparirà.
Una volta riconosciuto che stai sulle tue gambe e che devi fare qualcosa per creare una migliore consapevolezza dentro di te, per creare un cuore più amorevole, le preghiere sono inutili, non c’è nessuno che risponde… Sì, qualche volta qualcuno ha risposto. Almeno una volta, di sicuro…
 
Un pover’uomo chiese a dio, continuamente, per mesi: “Dammi cinquanta dollari. Non voglio molto, solo cinquanta dollari.” 
Prima pregava, poi pensò: “Milioni di persone stanno pregando e c’è un solo dio e milioni di preghiere. Se la mia povera preghiera arriverà mai a lui… E intorno a lui deve esserci così tanto rumore – preghiere da tutte le chiese, le moschee, le sinagoghe, tutti i templi – chi si curerà mai di me? È meglio scrivere una lettera”. 
 
Scrisse una lettera dicendo: “La presente per ricordarti che per mesi ho pregato, ma la risposta non è arrivata. Sembra che la mia preghiera non ti sia arrivata. Posso capire, a causa di tutto il rumore di tante preghiere intorno a te. E grandi uomini stanno pregando – il papa e l’arcivescovo e lo shankaracharya – chi si curerà della mia piccola preghiera? E non chiedo molto – niente paradiso, niente eden, niente, solo cinquanta dollari. Alla fine mi sono deciso a scrivere la lettera.” E scrisse a grandi lettere: “Cinquanta Dollari! Ricorda, è urgente.” 
 
Ma poi si turbò parecchio, perché si rese conto del fatto che non sapeva a che indirizzo mandarla e a chi indirizzarla. Pensò: “Il modo migliore è indirizzarla a: Dio c/o Posta Centrale. Se la Posta Centrale non riesce a trovare il suo indirizzo, chi altri può riuscirci?” La lettera raggiunse il direttore della Posta Centrale che lesse la lettera, rise e si sentì anche un po’ triste. Pensò: “Quest’uomo deve avere un bisogno disperato – nessuno scrive lettere a dio. E non chiede molto”. 
 
Così disse a tutti i suoi amici: “Per favore, leggete la lettera di questo pover’uomo. Contribuiamo tutti quanti e gli mandiamo i cinquanta dollari. Almeno per una volta, facciamo che una preghiera abbia una risposta”. Fecero una colletta, ma arrivarono solo a quarantanove dollari. Il direttore disse: “Non fa niente, mandiamo questi”. 
Ma quando l’uomo ricevette i dollari li contò, guardò verso il cielo e urlò: “Dio, ricordati una cosa. La prossima volta che mi mandi dei soldi, non spedirli attraverso l’ufficio postale! Quei furbastri si sono presi la commissione. Ho ricevuto solo quarantanove dollari!” 
Fatta eccezione per questa non ho mai visto altra preghiera che sia stata esaudita – e anche questa non lo è stata pienamente. Non c’è nessuno che risponde. L’approccio all’esistenza deve essere di un altro tipo. 
 
Dio deve essere adorato.
Dio deve essere pregato. 
L’esistenza deve essere contattata in meditazione. 
 
Al mondo esistono solo due tipi di religione: quelle in cui preghi e altre in cui mediti. Potete capire il mio punto di vista. Le religioni che adoperano le preghiere credono in dio mentre quelle che usano la meditazione non credono in alcun dio. Perché la meditazione ti porta dentro e ti riempie, non c’è bisogno di pregare, non c’e bisogno di alcuna consolazione. Sei in un tale stato di gioia, di beatitudine; puoi benedire l’intero mondo. 
 
Io vi insegno l’esistenza e l’ingresso nell’esistenza è attraverso il tuo stesso essere; quindi la meditazione non è preghiera – ricorda, è contraria alla preghiera. La preghiera fa parte di quel gergo finto su dio, il paradiso, l’inferno. La preghiera fa parte del pacchetto di tutta quella immondizia. La meditazione è semplicemente l’unico puro modo per entrare in contatto con l’esistenza. E immediatamente questo contatto diventa un fondersi e uno sciogliersi. Tu diventi l’esistenza stessa. E sei nelle nuvole e nelle stelle, nei fiori e nella pioggia. Sei dappertutto. Non sei più una goccia, sei diventato l’oceano. 
 
Ricorda la netta differenza tra l’esistenza e dio. Dio è una condanna della tua intelligenza. Significa accettare l’umiliazione, accettare che: “Siamo solo burattini; tu hai il potere. Tutto ciò che vuoi fare di noi lo farai. Tutto ciò che possiamo fare è pregare”. Ti rende così storpio. La sola idea di dio è nauseante. Ma l’esistenza ha una freschezza e una bellezza e una verità. 
 
Non confondere mai queste due parole. Una è realtà, l’altra è semplicemente finzione.
 
 Osho, Hari Om Tat Sat, # 9
 

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